Ho passato un’estate d’inferno.
Giuro.
E con “Inferno” questa volta non intendo uno scherzoso (sic) soprannome, ma quel posto dove finiremo tutti dopo morti. Sì, quel locus amoenus che sono abbastanza certa di aver visto con i miei occhi in quella roulotte ad Amsterdam dopo aver mangiato i funghetti. (Ad oggi sono convinta di aver visto quelle cose che ho visto solo perchè non avevo altro da guardare: per fare un esempio così, random, se fossi stata a casa e quella sera avessero trasmesso CSI probabilmente avrei visto Calleigh come un grottesco mascherone siliconato al quale si stava sciogliendo la faccia.)
La verità è che io e la Chiara, prese dall’esaltazione di avere un posto tutto nostro dove lavorare con due “socie”, non ci siamo rese conto che stavamo per metterci a lavorare con due teste di cazzo.
Ce ne siamo accorte a fine maggio quando, una sera di domenica, alle 9 la Testa di Cazzo Numero 1 ha preso la borsa e ha detto “Non è per cattiveria, ma io sono stanca. Vado a casa.”
C’è da sottolineare che a noi avevano raccomandato sua sorella, quando cercavamo due socie, e sua sorella sarà qui denominata Testa di Cazzo Numero 2, non per una questione di anzianità essendo lei effettivamente più anziana sia di sua sorella che di tutte noi, ma per una questione di quantificazione di quanto Cazzo ci può stare in una Testa.
Mi rendo conto mentre scrivo che la storia è lunga e complessa, quindi dovrò organizzare bene la narrazione e dividerla in capitoli, questo è il primo, gli altri tra qualche mese suppongo.
(Scusate l’eccesso di virgole, ma ho appena finito di leggere Cecità di Saramago.)
Presentazione delle Teste di Cazzo:
TESTA DI CAZZO NUMERO DUE: (parto da lei perchè mi irrita meno)
34 anni, sposata e con un bambino di 3 anni che non spiaccica una parola in italiano, ma parla fluentemente una lingua tutta sua. (Il suggerimento del logopedista: aspettiamo. Sì, aspettiamo che diventi un alieno, cazzo!)
Il marito è ok. Anzi, se non ci fosse stato lui probabilmente alla fine ci saremmo ammazzate. Quando all’inizio eravamo tutte incredibilmente incapaci e abbandonate a noi stesse, lui ci girava sempre intorno facendo un sacco di piccole cose utili che ci permettevano di non affondare nella nostra inesperienza. Quando alla fine stava andando tutto a rotoli, penso sia stato lui a tenere la barca pari. Poi ci si arriva.
Quando ci siamo conosciute lei mi sembrava una figa. Non fisicamente, vabbè.. però c’aveva questa faccia da rocker, ed ha vissuto a Londra, ed ha visto gli Aerosmith nhel ‘94, insomma, ci vuole un po’ di rispetto. Con noi ha fatto un solo, grosso, irrimediabile errore: ci ha portato sua sorella. Perchè senza di lei sarebbe andato tutto bene e noi non avremmo mai scoperto a che razza di livello può abbassarsi una persona per parare il culo a qualcuno a cui vuole bene (ingiustificatamente, tra l’altro. Legami di sangue a parte, ovviamente.) Quando abbiamo cominciato a renderci conto di quale dannoso elemento ci aveva portato nel gruppo ho deciso che non l’avrei mai perdonata e che non avrei più avuto fiducia in lei, e ho passato il resto dell’estate a spiegare alla Chiara che per averci fatto un tiro mancino del genere era da mettere allo stesso piano della sorella, nè più e nè meno; poi non è servito a niente perchè ci ha pensato da sola a sputtanarsi.
Purtroppo il fattore ambientale non si può eliminare del tutto: se entrambe sono cresciute con dei genitori all’antica, chiusi mentalmente, col paraocchi, iperprotettivi e provinciali, non si può pretendere che la mela cada così lontano dall’albero. Per la TDC Numero 1 è così palese che a vederla accanto a sua madre viene da piangere. Per la TDC Numero 2 non è così palese perchè si presenta in un altro modo, ha vissuto a Londra e ha visto gli Aerosmith ma anche questa mela non è caduta molto lontano dall’albero. Infatti dopo pochi mesi che abitava a Londra ha deciso che preferiva tornare in provincia, sposarsi, fare i marmocchi, vivere in montagna e diventare uguale a sua madre e a sua sorella. Certo se non avesse sposato Claudio dubito che avrebbe trovato qualcun’altro con l’ambizione di viverci insieme tutta la vita e procreare con lei bambini col mento sfuggente e incapaci di parlare.
(Piccolo aneddoto sul mento sfuggente:
Chiara: “Ho la bocca piccola, e siccome tutti i denti non ci stavano hanno spinto quelli davanti ed è per questo che adesso sembro un castoro.”
TDC 2: “Per me è la stessa cosa, ma siccome spingevano quelli di sotto è stato il mento a venire in fuori, ed è per questo che adesso sono così brutta da risultare inguardabile e mi mancano solo i porri pelosi per essere tale e quale a Maga Magò.”
Mi sono presa qualche piccola libertà nel riportare il dialogo, ma comunque il succo è che non è vero niente perchè suo padre ha lo stesso mento e se lei non è nata che pareva già una strega è solo perchè tutti i bambini, perfino quelli che poi diventano bruttissimi, da piccoli sono coccolosi e tondeggianti e solo dopo, quando viene fuori la personalità, vengono fuori anche i veri lineamenti, e a quel punto se sei brutto e anche antipatico ti meriti che gli altri bambini ti insultino, altrimenti no. E la conclusione è stata “altrimenti no” solo perchè mi sono appena resa conto che io non sono Saramago e che le riflessioni conclusive generiche e moraleggianti non fanno per me, soprattutto se non ho una conclusione.)
Insomma se proprio voleva sposarsi, e visto che è una mela doveva comunque finire così, ha fatto bene a prendersi Claudio, col cazzo che lo ritrovava uno come lui (e che la vuole, anche).
FINE PRIMA PUNTATA, ho da fare, ciao.