/page/3
Si renda conto che la morte non è una tragedia sua, ma è sorte comune a tutti gli uomini.

It’s a fucked up world, what a fucked up place.

Giorno 7 & incidenti aerei.

Oggi sono successe un paio di cose. Da stamattina ero completamente in paranoia per la Sara - sabato notte ho sognato cose che la riguardavano, ma non lei. Da allora, grazie anche a David che ama ascoltare le PornoRiviste nei momenti meno opportuni per la mia fragile psiche, non ho fatto altro che pensare a quanto sia ingiusto il modo in cui il mondo continui a girare fregandosene delle persone che muoiono e di quelle che rimangono senza quelle persone.
Ho pensato che ho passato tanto di quel tempo con la Sara nel momento in cui creavo l’identità della persona che sono, che una buona parte di me è creata da lei, come se lei fosse il mio Adamo che mi ha regalato una costola. Io a lei ho regalato una costola delle mie. E adesso che lei è morta, una parte di me è morta con lei. Ho sentito Padre l’altra sera dire che tutta questa storia gli ha cambiato la vita, e credo che abbia cambiato anche la mia. I primi giorni il dolore era così forte che credevo sarei morta anch’io. Ma in parte ero già morta. Qual è il lato positivo, se ce n’è uno? Che la sua costola, una parte di lei, una parte così grande che lei credo non se lo sia nemmeno mai immaginato, vive dentro di me, e non morirà finchè non morirò io. E sono così fiera di questo che mi ci aggrappo nei momenti in cui sto cedendo.

Why don’t you know that you are my mind
Tell everyone in the world that I’m you
Take this promise to the end of you.

L’altra cosa che è successa oggi è un po’ più grave delle mie solite paranoie quotidiane. Sì magari per altre persone queste non sono paranoie quotidiane, ma mi è toccato imparare a conviverci; non posso scoppiare a piangere ogni volta che ascolto non una sola canzone, ma la metà delle canzoni che conosco; non posso passare le giornate al cimitero con un auricolare poggiato sulla lapide.

Oggi è caduto un aereo militare a Pisa. Era in fase di decollo e portava 5 persone. Sono morte tutte; erano colleghi di Paolo, tutti, e David stava lavorando lì a cento metri. Il panico a casa è durato poco, perchè David ha visto l’aereo cadere, e ha chiamato subito Paolo; Paolo stava bene, ma ha visto morire 5 amici con cui aveva parlato fino a poch minuti prima. E io come sempre non posso evitare di macinare il cervello per ore e giorni e settimane pensando a quanto tutto questo sia ingiusto, improvviso e crudele. Non posso non chiedermi cosa stanno facendo in questo momento le loro famiglie e che razza di Natale potranno mai passare. Troppo empatica, o forse cerco di supplire con elucubrazioni quasi totalmente inutili alla mia personale mancanza di sensibilità. Non lo so, ma ho ancora molto da pensare.

Sul fronte Madre niente da dichiarare, se non che mi sta violentemente incitando a “levarmi dalle balle” perchè dobbiamo apparecchiare, quindi immagino che oggi (come i giorni precedenti) stia abbastanza bene.

Giorno 4.

Stamattina mi sono alzata prestissimo. C’era Paolo in cucina. Mi ha dato 10 minuti per vestirmi se volevo un passaggio. E’ stato traumatizzante, più che altro perchè non mi ero struccata e avevo il mascara di ieri che mi corrodeva le cornee. Non ho potuto togliermelo e rimettermelo.

Dettagli.

Dopo una lezione di spagnolo delirante, passata per tre quarti a guardare il lettore che sclerava dietro alla gente che non capisce NIENTE, ma NIENTE, ma cristo se non hai capito perchè non glielo dici, eh? Aspetti che ti chiami alla lavagna per fare figure di merda e si sfavi e passi il resto della lezione a sbraitare che siamo degli incapaci? E a mimare le metafore grazie alle quali dovremmo imparare lo spagnolo.. eh? Insomma dopo la lezione di spagnolo, dicevo, io e la Silvia ci siamo dirette lentissimamente verso l’ospedale per passare dall’ematologia a farmi dare altre iniezioni per il vomito, ma la gentilissima dottoressa (la odio) dopo avermi fatto andare là (madre le aveva telefonato) mi ha allegramente spiegato che quelle iniezioni sono troppo forti quindi da ora in poi bisogna andare avanti a Plasil e altre robe più tranzolle ma, soprattutto, mi ha comunicato che non è normale che abbia ancora la nausea. Commento di madre appena tornata a casa “Con il modo in cui tratta la gente, ci sarebbe da augurarle che una volta o l’altra le toccasse provarla la chemio” e UHM, come darle torto.

Durante la lezione successiva ho socializzato con persone che *quasi* mi interesserebbero (per arrivare a socializzare con ALTRE persone che mi interessano di più) grazie alla matricola livornese, nonostante fino a cinque minuti prima, di fronte all’aula 2 e, soprattutto, di fronte ai suoi spudorati tentativi di fare amicizia con altre matricole avessi strillato nella sua direzione “Hai visto? Hai visto Silvia? Questo è il ringraziamento delle matricole dopo che le hai allevate e gli hai fatto vedere dove sono le aule! Ti fanculizzano per le altre matricole!” e boh lei rideva (la matricola) e le altre matricole (compresa quella interessante) ridevano, e la Silvia (come al solito) rideva, ma io (come al solito) mi azzardavo a malapena a guardare nella direzione di quella persona che effettivamente mi interessa perchè, nonostante la mia facciadiculo quando si parla di altre cose, lo so bene che se mi avesse anche solo guardato mentre lo guardavo consapevole che ci stavamo guardando sarei diventata viola e imbarazzata e incapace di spiccicare parola e, dunque, mi rassegnerò a non avere contatti con persone che mi interessano se non voglio che sappiano che effettivamente mi interessano.

Faccio la scema, no? Sto tizio l’ho soprannominato Matricolino, nonostante sappia benissimo come si chiama, con tanto di cognome (e fruttuosa ricerca su Facebook: sì, ha fruttato una bella foto del profilo CON FANCIULLA IN BRACCIO, insomma, un successone) e per l’appunto faccio la scema *fingendo* che mi interessi per accrescere la mia autostima poichè, da brava psicotica, come ogni volta che mi trovo in un nuovo ambiente/con nuove persone devo individuare qualcuno che mi potrebbe interessare e, subito dopo, autoconvincermi che la cosa è ricambiata così mi sento meglio. Ovviamente poi parto coi filmini, le allucinazioni, le interpretazioni di ogni incrocio di sguardi casuale come una brava quattordicenne, ed è bene, per me, sentirmi una quattordicenne ogni tanto. Solo che nella vita reale io e questo tizio non ci siamo mai guardati in faccia e contemporaneamente parlati; abbiamo scambiato qualche parola indispensabile durante le lezioni, ci siamo guardati un sacco di volte (quello sì), ma tra l’altro lui è così un bravo bambino che durante le lezioni sta lì piantato con la faccia sul libro e non c’è verso di schiodarlo. David non se la prende per queste cose, probabilmente perchè sa che in una situazione del genere io non farei mai il primo passo e che se mai lo facesse un altro io diventerei immediatamente un’ebete, congestionata in faccia e incapace di parlare e, forse, correrei in bagno a vomitare da tanto che sono un’asociale disadattata. Gli ho raccontato tutto per filo e per segno di Matricolino, in primis il fatto che gli somiglia un sacco. Giuro, è quasi uguale a lui quando l’ho conosciuto; c’è bisogno d’altro perchè m’infatui all’istante?

It’s a cold and it’s a broken hallelujah.

Giorno 3.

Madre stamattina stava abbastanza bene. Ieri abbiamo cominciato con quelle iniezioni sottocutanee, ero un po’ in paranoia perchè l’altra sera (giorno 1) quando le ho fatto il Plasil nella chiappa tremavo di brutto e alla fine è zampillato fuori uno schizzo di sangue (e alla fine non è nemmeno servito a niente!). E lei continuava a dirmi che andava bene lo stesso. Queste stupide sottocutanee hanno un ago lunghissimo, non come la calciparina da fare nella pancia che ha l’ago massimo di un centimetro e dove infili infili tanto sotto lo strato epidermico non ci arriverà mai. Queste hanno l’ago di 3 centimetri buoni, devi tirare su la pelle e ficcarcelo sotto lateralmente, insomma una cosa da paranoia, ma alla fine son stata abbastanza brava anche se pare che bruci terribilmente, ma non è colpa mia. Quasi quasi fare le iniezioni mi piace.

Insomma Madre non ha più vomitato da ieri mattina dopo la flebo all’ospedale. Ieri non ha mangiato ma stamattina si è azzardata e finora è riuscita a tenere tutto dentro. Ora però dobbiamo vedere se riesce a “fare la sua vita normale” (disse la dottoressa) anche senza le iniezioni, altrimenti domattina devo passare in ematologia a farmene dare altre per il fine settimana.

Tra l’altro stamattina ho letto su Focus che la multinazionale farmaceutica Novatris, quella delle stupide sottocutanee, sta “aprendo” i brevetti per non so quali malattie così che possano vendere i medicinali generici e non farli pagare un sacco di soldi (sempre che l’ematologia non ti passi il tutto) e insomma, bravi.

Si renda conto che la morte non è una tragedia sua, ma è sorte comune a tutti gli uomini.

It’s a fucked up world, what a fucked up place.

Giorno 7 & incidenti aerei.

Oggi sono successe un paio di cose. Da stamattina ero completamente in paranoia per la Sara - sabato notte ho sognato cose che la riguardavano, ma non lei. Da allora, grazie anche a David che ama ascoltare le PornoRiviste nei momenti meno opportuni per la mia fragile psiche, non ho fatto altro che pensare a quanto sia ingiusto il modo in cui il mondo continui a girare fregandosene delle persone che muoiono e di quelle che rimangono senza quelle persone.
Ho pensato che ho passato tanto di quel tempo con la Sara nel momento in cui creavo l’identità della persona che sono, che una buona parte di me è creata da lei, come se lei fosse il mio Adamo che mi ha regalato una costola. Io a lei ho regalato una costola delle mie. E adesso che lei è morta, una parte di me è morta con lei. Ho sentito Padre l’altra sera dire che tutta questa storia gli ha cambiato la vita, e credo che abbia cambiato anche la mia. I primi giorni il dolore era così forte che credevo sarei morta anch’io. Ma in parte ero già morta. Qual è il lato positivo, se ce n’è uno? Che la sua costola, una parte di lei, una parte così grande che lei credo non se lo sia nemmeno mai immaginato, vive dentro di me, e non morirà finchè non morirò io. E sono così fiera di questo che mi ci aggrappo nei momenti in cui sto cedendo.

Why don’t you know that you are my mind
Tell everyone in the world that I’m you
Take this promise to the end of you.

L’altra cosa che è successa oggi è un po’ più grave delle mie solite paranoie quotidiane. Sì magari per altre persone queste non sono paranoie quotidiane, ma mi è toccato imparare a conviverci; non posso scoppiare a piangere ogni volta che ascolto non una sola canzone, ma la metà delle canzoni che conosco; non posso passare le giornate al cimitero con un auricolare poggiato sulla lapide.

Oggi è caduto un aereo militare a Pisa. Era in fase di decollo e portava 5 persone. Sono morte tutte; erano colleghi di Paolo, tutti, e David stava lavorando lì a cento metri. Il panico a casa è durato poco, perchè David ha visto l’aereo cadere, e ha chiamato subito Paolo; Paolo stava bene, ma ha visto morire 5 amici con cui aveva parlato fino a poch minuti prima. E io come sempre non posso evitare di macinare il cervello per ore e giorni e settimane pensando a quanto tutto questo sia ingiusto, improvviso e crudele. Non posso non chiedermi cosa stanno facendo in questo momento le loro famiglie e che razza di Natale potranno mai passare. Troppo empatica, o forse cerco di supplire con elucubrazioni quasi totalmente inutili alla mia personale mancanza di sensibilità. Non lo so, ma ho ancora molto da pensare.

Sul fronte Madre niente da dichiarare, se non che mi sta violentemente incitando a “levarmi dalle balle” perchè dobbiamo apparecchiare, quindi immagino che oggi (come i giorni precedenti) stia abbastanza bene.

Giorno 4.

Stamattina mi sono alzata prestissimo. C’era Paolo in cucina. Mi ha dato 10 minuti per vestirmi se volevo un passaggio. E’ stato traumatizzante, più che altro perchè non mi ero struccata e avevo il mascara di ieri che mi corrodeva le cornee. Non ho potuto togliermelo e rimettermelo.

Dettagli.

Dopo una lezione di spagnolo delirante, passata per tre quarti a guardare il lettore che sclerava dietro alla gente che non capisce NIENTE, ma NIENTE, ma cristo se non hai capito perchè non glielo dici, eh? Aspetti che ti chiami alla lavagna per fare figure di merda e si sfavi e passi il resto della lezione a sbraitare che siamo degli incapaci? E a mimare le metafore grazie alle quali dovremmo imparare lo spagnolo.. eh? Insomma dopo la lezione di spagnolo, dicevo, io e la Silvia ci siamo dirette lentissimamente verso l’ospedale per passare dall’ematologia a farmi dare altre iniezioni per il vomito, ma la gentilissima dottoressa (la odio) dopo avermi fatto andare là (madre le aveva telefonato) mi ha allegramente spiegato che quelle iniezioni sono troppo forti quindi da ora in poi bisogna andare avanti a Plasil e altre robe più tranzolle ma, soprattutto, mi ha comunicato che non è normale che abbia ancora la nausea. Commento di madre appena tornata a casa “Con il modo in cui tratta la gente, ci sarebbe da augurarle che una volta o l’altra le toccasse provarla la chemio” e UHM, come darle torto.

Durante la lezione successiva ho socializzato con persone che *quasi* mi interesserebbero (per arrivare a socializzare con ALTRE persone che mi interessano di più) grazie alla matricola livornese, nonostante fino a cinque minuti prima, di fronte all’aula 2 e, soprattutto, di fronte ai suoi spudorati tentativi di fare amicizia con altre matricole avessi strillato nella sua direzione “Hai visto? Hai visto Silvia? Questo è il ringraziamento delle matricole dopo che le hai allevate e gli hai fatto vedere dove sono le aule! Ti fanculizzano per le altre matricole!” e boh lei rideva (la matricola) e le altre matricole (compresa quella interessante) ridevano, e la Silvia (come al solito) rideva, ma io (come al solito) mi azzardavo a malapena a guardare nella direzione di quella persona che effettivamente mi interessa perchè, nonostante la mia facciadiculo quando si parla di altre cose, lo so bene che se mi avesse anche solo guardato mentre lo guardavo consapevole che ci stavamo guardando sarei diventata viola e imbarazzata e incapace di spiccicare parola e, dunque, mi rassegnerò a non avere contatti con persone che mi interessano se non voglio che sappiano che effettivamente mi interessano.

Faccio la scema, no? Sto tizio l’ho soprannominato Matricolino, nonostante sappia benissimo come si chiama, con tanto di cognome (e fruttuosa ricerca su Facebook: sì, ha fruttato una bella foto del profilo CON FANCIULLA IN BRACCIO, insomma, un successone) e per l’appunto faccio la scema *fingendo* che mi interessi per accrescere la mia autostima poichè, da brava psicotica, come ogni volta che mi trovo in un nuovo ambiente/con nuove persone devo individuare qualcuno che mi potrebbe interessare e, subito dopo, autoconvincermi che la cosa è ricambiata così mi sento meglio. Ovviamente poi parto coi filmini, le allucinazioni, le interpretazioni di ogni incrocio di sguardi casuale come una brava quattordicenne, ed è bene, per me, sentirmi una quattordicenne ogni tanto. Solo che nella vita reale io e questo tizio non ci siamo mai guardati in faccia e contemporaneamente parlati; abbiamo scambiato qualche parola indispensabile durante le lezioni, ci siamo guardati un sacco di volte (quello sì), ma tra l’altro lui è così un bravo bambino che durante le lezioni sta lì piantato con la faccia sul libro e non c’è verso di schiodarlo. David non se la prende per queste cose, probabilmente perchè sa che in una situazione del genere io non farei mai il primo passo e che se mai lo facesse un altro io diventerei immediatamente un’ebete, congestionata in faccia e incapace di parlare e, forse, correrei in bagno a vomitare da tanto che sono un’asociale disadattata. Gli ho raccontato tutto per filo e per segno di Matricolino, in primis il fatto che gli somiglia un sacco. Giuro, è quasi uguale a lui quando l’ho conosciuto; c’è bisogno d’altro perchè m’infatui all’istante?

It’s a cold and it’s a broken hallelujah.

Giorno 3.

Madre stamattina stava abbastanza bene. Ieri abbiamo cominciato con quelle iniezioni sottocutanee, ero un po’ in paranoia perchè l’altra sera (giorno 1) quando le ho fatto il Plasil nella chiappa tremavo di brutto e alla fine è zampillato fuori uno schizzo di sangue (e alla fine non è nemmeno servito a niente!). E lei continuava a dirmi che andava bene lo stesso. Queste stupide sottocutanee hanno un ago lunghissimo, non come la calciparina da fare nella pancia che ha l’ago massimo di un centimetro e dove infili infili tanto sotto lo strato epidermico non ci arriverà mai. Queste hanno l’ago di 3 centimetri buoni, devi tirare su la pelle e ficcarcelo sotto lateralmente, insomma una cosa da paranoia, ma alla fine son stata abbastanza brava anche se pare che bruci terribilmente, ma non è colpa mia. Quasi quasi fare le iniezioni mi piace.

Insomma Madre non ha più vomitato da ieri mattina dopo la flebo all’ospedale. Ieri non ha mangiato ma stamattina si è azzardata e finora è riuscita a tenere tutto dentro. Ora però dobbiamo vedere se riesce a “fare la sua vita normale” (disse la dottoressa) anche senza le iniezioni, altrimenti domattina devo passare in ematologia a farmene dare altre per il fine settimana.

Tra l’altro stamattina ho letto su Focus che la multinazionale farmaceutica Novatris, quella delle stupide sottocutanee, sta “aprendo” i brevetti per non so quali malattie così che possano vendere i medicinali generici e non farli pagare un sacco di soldi (sempre che l’ematologia non ti passi il tutto) e insomma, bravi.

What once was lost is now forgotten.
"Si renda conto che la morte non è una tragedia sua, ma è sorte comune a tutti gli uomini."
Giorno 7 & incidenti aerei.
Giorno 4.
I want your lungs to stop working without me.
Giorno 3.

About:

Following: