Giorno 4.
Stamattina mi sono alzata prestissimo. C’era Paolo in cucina. Mi ha dato 10 minuti per vestirmi se volevo un passaggio. E’ stato traumatizzante, più che altro perchè non mi ero struccata e avevo il mascara di ieri che mi corrodeva le cornee. Non ho potuto togliermelo e rimettermelo.
Dettagli.
Dopo una lezione di spagnolo delirante, passata per tre quarti a guardare il lettore che sclerava dietro alla gente che non capisce NIENTE, ma NIENTE, ma cristo se non hai capito perchè non glielo dici, eh? Aspetti che ti chiami alla lavagna per fare figure di merda e si sfavi e passi il resto della lezione a sbraitare che siamo degli incapaci? E a mimare le metafore grazie alle quali dovremmo imparare lo spagnolo.. eh? Insomma dopo la lezione di spagnolo, dicevo, io e la Silvia ci siamo dirette lentissimamente verso l’ospedale per passare dall’ematologia a farmi dare altre iniezioni per il vomito, ma la gentilissima dottoressa (la odio) dopo avermi fatto andare là (madre le aveva telefonato) mi ha allegramente spiegato che quelle iniezioni sono troppo forti quindi da ora in poi bisogna andare avanti a Plasil e altre robe più tranzolle ma, soprattutto, mi ha comunicato che non è normale che abbia ancora la nausea. Commento di madre appena tornata a casa “Con il modo in cui tratta la gente, ci sarebbe da augurarle che una volta o l’altra le toccasse provarla la chemio” e UHM, come darle torto.
Durante la lezione successiva ho socializzato con persone che *quasi* mi interesserebbero (per arrivare a socializzare con ALTRE persone che mi interessano di più) grazie alla matricola livornese, nonostante fino a cinque minuti prima, di fronte all’aula 2 e, soprattutto, di fronte ai suoi spudorati tentativi di fare amicizia con altre matricole avessi strillato nella sua direzione “Hai visto? Hai visto Silvia? Questo è il ringraziamento delle matricole dopo che le hai allevate e gli hai fatto vedere dove sono le aule! Ti fanculizzano per le altre matricole!” e boh lei rideva (la matricola) e le altre matricole (compresa quella interessante) ridevano, e la Silvia (come al solito) rideva, ma io (come al solito) mi azzardavo a malapena a guardare nella direzione di quella persona che effettivamente mi interessa perchè, nonostante la mia facciadiculo quando si parla di altre cose, lo so bene che se mi avesse anche solo guardato mentre lo guardavo consapevole che ci stavamo guardando sarei diventata viola e imbarazzata e incapace di spiccicare parola e, dunque, mi rassegnerò a non avere contatti con persone che mi interessano se non voglio che sappiano che effettivamente mi interessano.
Faccio la scema, no? Sto tizio l’ho soprannominato Matricolino, nonostante sappia benissimo come si chiama, con tanto di cognome (e fruttuosa ricerca su Facebook: sì, ha fruttato una bella foto del profilo CON FANCIULLA IN BRACCIO, insomma, un successone) e per l’appunto faccio la scema *fingendo* che mi interessi per accrescere la mia autostima poichè, da brava psicotica, come ogni volta che mi trovo in un nuovo ambiente/con nuove persone devo individuare qualcuno che mi potrebbe interessare e, subito dopo, autoconvincermi che la cosa è ricambiata così mi sento meglio. Ovviamente poi parto coi filmini, le allucinazioni, le interpretazioni di ogni incrocio di sguardi casuale come una brava quattordicenne, ed è bene, per me, sentirmi una quattordicenne ogni tanto. Solo che nella vita reale io e questo tizio non ci siamo mai guardati in faccia e contemporaneamente parlati; abbiamo scambiato qualche parola indispensabile durante le lezioni, ci siamo guardati un sacco di volte (quello sì), ma tra l’altro lui è così un bravo bambino che durante le lezioni sta lì piantato con la faccia sul libro e non c’è verso di schiodarlo. David non se la prende per queste cose, probabilmente perchè sa che in una situazione del genere io non farei mai il primo passo e che se mai lo facesse un altro io diventerei immediatamente un’ebete, congestionata in faccia e incapace di parlare e, forse, correrei in bagno a vomitare da tanto che sono un’asociale disadattata. Gli ho raccontato tutto per filo e per segno di Matricolino, in primis il fatto che gli somiglia un sacco. Giuro, è quasi uguale a lui quando l’ho conosciuto; c’è bisogno d’altro perchè m’infatui all’istante?
Giorno 4.
Stamattina mi sono alzata prestissimo. C’era Paolo in cucina. Mi ha dato 10 minuti per vestirmi se volevo un passaggio. E’ stato traumatizzante, più che altro perchè non mi ero struccata e avevo il mascara di ieri che mi corrodeva le cornee. Non ho potuto togliermelo e rimettermelo.
Dettagli.
Dopo una lezione di spagnolo delirante, passata per tre quarti a guardare il lettore che sclerava dietro alla gente che non capisce NIENTE, ma NIENTE, ma cristo se non hai capito perchè non glielo dici, eh? Aspetti che ti chiami alla lavagna per fare figure di merda e si sfavi e passi il resto della lezione a sbraitare che siamo degli incapaci? E a mimare le metafore grazie alle quali dovremmo imparare lo spagnolo.. eh? Insomma dopo la lezione di spagnolo, dicevo, io e la Silvia ci siamo dirette lentissimamente verso l’ospedale per passare dall’ematologia a farmi dare altre iniezioni per il vomito, ma la gentilissima dottoressa (la odio) dopo avermi fatto andare là (madre le aveva telefonato) mi ha allegramente spiegato che quelle iniezioni sono troppo forti quindi da ora in poi bisogna andare avanti a Plasil e altre robe più tranzolle ma, soprattutto, mi ha comunicato che non è normale che abbia ancora la nausea. Commento di madre appena tornata a casa “Con il modo in cui tratta la gente, ci sarebbe da augurarle che una volta o l’altra le toccasse provarla la chemio” e UHM, come darle torto.
Durante la lezione successiva ho socializzato con persone che *quasi* mi interesserebbero (per arrivare a socializzare con ALTRE persone che mi interessano di più) grazie alla matricola livornese, nonostante fino a cinque minuti prima, di fronte all’aula 2 e, soprattutto, di fronte ai suoi spudorati tentativi di fare amicizia con altre matricole avessi strillato nella sua direzione “Hai visto? Hai visto Silvia? Questo è il ringraziamento delle matricole dopo che le hai allevate e gli hai fatto vedere dove sono le aule! Ti fanculizzano per le altre matricole!” e boh lei rideva (la matricola) e le altre matricole (compresa quella interessante) ridevano, e la Silvia (come al solito) rideva, ma io (come al solito) mi azzardavo a malapena a guardare nella direzione di quella persona che effettivamente mi interessa perchè, nonostante la mia facciadiculo quando si parla di altre cose, lo so bene che se mi avesse anche solo guardato mentre lo guardavo consapevole che ci stavamo guardando sarei diventata viola e imbarazzata e incapace di spiccicare parola e, dunque, mi rassegnerò a non avere contatti con persone che mi interessano se non voglio che sappiano che effettivamente mi interessano.
Faccio la scema, no? Sto tizio l’ho soprannominato Matricolino, nonostante sappia benissimo come si chiama, con tanto di cognome (e fruttuosa ricerca su Facebook: sì, ha fruttato una bella foto del profilo CON FANCIULLA IN BRACCIO, insomma, un successone) e per l’appunto faccio la scema *fingendo* che mi interessi per accrescere la mia autostima poichè, da brava psicotica, come ogni volta che mi trovo in un nuovo ambiente/con nuove persone devo individuare qualcuno che mi potrebbe interessare e, subito dopo, autoconvincermi che la cosa è ricambiata così mi sento meglio. Ovviamente poi parto coi filmini, le allucinazioni, le interpretazioni di ogni incrocio di sguardi casuale come una brava quattordicenne, ed è bene, per me, sentirmi una quattordicenne ogni tanto. Solo che nella vita reale io e questo tizio non ci siamo mai guardati in faccia e contemporaneamente parlati; abbiamo scambiato qualche parola indispensabile durante le lezioni, ci siamo guardati un sacco di volte (quello sì), ma tra l’altro lui è così un bravo bambino che durante le lezioni sta lì piantato con la faccia sul libro e non c’è verso di schiodarlo. David non se la prende per queste cose, probabilmente perchè sa che in una situazione del genere io non farei mai il primo passo e che se mai lo facesse un altro io diventerei immediatamente un’ebete, congestionata in faccia e incapace di parlare e, forse, correrei in bagno a vomitare da tanto che sono un’asociale disadattata. Gli ho raccontato tutto per filo e per segno di Matricolino, in primis il fatto che gli somiglia un sacco. Giuro, è quasi uguale a lui quando l’ho conosciuto; c’è bisogno d’altro perchè m’infatui all’istante?
Posted 2 years ago Notes